Il riscatto della giovane ex modella: “contenta di aver rifiutato i suoi soldi”

Il Gup di Milano sentenzia, con rito abbreviato, la condanna a 8 anni e 4 mesi per l’ex noto imprenditore del web, Antonio Genovese. L’accusa è stata conferita per i due episodi di violenza sessuale. Il primo nei confronti di una diciottenne a Milano, nei pressi di casa sua (il noto stupro di Terrazza Sentimento), e l’altro di una ragazza di 23 anni, in una festa in villa ad Ibiza, in Spagna.

Episodio per cui, è stata complice e, di conseguenza condannata a 2 anni e 5 mesi di carcere, anche l’ex fidanzata di Genovese, Sarah Borruso.

L’uomo era stato arrestato già nel novembre del 2020, a seguito della denuncia della diciottenne, che aveva raccontato alla polizia di esser stata violentata, durante una festa svoltasi appunto nel suo attico in centro a Milano. E proprio mentre era in carcere, era emersa un’altra accusa per un episodio analogo ad Ibiza. 

Sentenza Genovese
Pianificava feste e stupri

Pare che il quarantacinquenne avesse stordito entrambe con un mix di droghe. Infatti, durante il processo, il procuratore di Milano e i pubblici ministeri, avevano comprovato che Genovese aveva compiuto le violenze subito dopo aver reso incoscienti le ragazze con cocaina e ketamina. E che, a differenza di quanto rilasciato da lui, l’imprenditore aveva “piena volontà” di abusare delle sue vittime, pianificando attentamente le feste (in cui si faceva ampio uso di alcol e droghe nei piatti di portata) e, allusivamente, anche gli stupri.

Tuttavia, sembra che questo processo abbia sviscerato solo i primi due casi per i quale l’imprenditore è stato denunciato, ma che vi siano almeno altre quattro accuse nei suoi confronti.

Uno spiraglio di luce dopo l’ennesimo caso di violenza: per una volta “ha vinto la verità”

Condanna a Genovese: uno speranza per le giovani donne
Un forma di riscatto per le giovani donne

Ad amplificare enormemente la questione, pare sia stata anche l’offerta di risarcimento da 130mila euro presentata dalla difesa di Genovese nei confronti della giovane modella nel corso del processo al fine di non esser più parte civile del procedimento.

Un tentativo da parte dall’imputato, di comprare il silenzio della modella. 

Ma quest’ultima aveva rifiutato, rimanendo sempre fortemente ancorata alla causa. 

Visto l’esito della condanna, potremmo dire che ne è valsa la pena. La ventenne, oggi si ritiene -commentando la sentenza di condanna con il suo legale Luigi Liguori- “contenta di aver rifiutato i suoi soldi”.

Ad oggi, la ragazza ha ottenuto una provvisionale di risarcimento da 50mila euro. Una cifra molto criticata dall’avvocato della giovane donna, ritenuta una disposizione da parte del giudice decisamente “troppo bassa”, rispetto a quello che ha subito.