In questo insospettabile Paese lo Stato vuole che i giovani bevano più alcolici!

La lotta all’alcolismo e alla dipendenza da sostanze alcoliche è una priorità per tutti i Paesi del mondo o… quasi.

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C’è un Paese che vuole che i suoi giovani bevano di più!

C’è infatti un luogo, che definiremmo insospettabile considerate le regole ferree di educazione qui vigenti, in cui invece lo Stato ha un atteggiamento esattamente contrario, spingendo i giovani a bere un po’ di più.

Ma di che nazione stiamo parlando? E perché lo Stato vuole che i giovani si ubriachino?

Una storia di soldi e di tradizioni

Il Paese di cui stiamo parlando è il Giappone, in cui – anche per un cambiamento culturale lento e progressivo- si è scoperto che i giovani stanno bevendo molto meno rispetto alle precedenti generazioni. Il che, per carità, non è un problema per nessuno, salvo che per l’Agenzia delle Entrate, penalizzata dal calo dei consumi e delle entrate fiscali conseguenti.

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Un nuovo concorso per spingere i giovani a bere di più

Proprio per invertire questa tendenza l’Agenzia ha indetto il concorso Sake Viva, rivolto ai giovani di età compresa tra i 20 e i 39 anni, a cui si chiede di ideare progetti e iniziative promozionali per convincere i propri coetanei a bere di più.

Ma perché i giovani giapponesi bevono di meno?

Secondo quanto affermano le statistiche della stessa Agenzia, il consumo di alcol in Giappone è sceso dai 100 litri pro capite del 1995 ai 75 litri nel 2020, con un declino del 25% in 25 anni. A pregiudicare il dato è, come abbiamo già visto, un cambiamento culturale oramai progressivo, acceleratosi nel corso dell’ultimo biennio dalla pandemia.

Un bel problema per il Fisco giapponese che, ricorda il Japan Times, nel 1980 poteva ottenere il 5% delle entrate locali proprio dagli alcolici. Una percentuale che nel corso del 2020 è calata all’1,7%, con previsioni di un’ulteriore flessione se non si correrà ai “ripari”…

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