In Italia non vince Fratelli D’Italia, tantomeno la Meloni. Il primo partito è un altro.

Domenica 25 settembre 2022. I cittadini italiani sono stati convocati al voto per il rinnovo della Camera dei deputati e del Senato. 

Momento di imprescindibile importanza per ciascuno di noi. A tal proposito, sarebbe stato fondamentale accogliere queste elezioni, ed approcciarsi ad esse con la dovuta attenzione. 

Tuttavia, i dati parlano chiaro. Secondo quanto riportano i sondaggi, pare che quelle di domenica 25, si configurino tra le elezioni con il più alto tasso di astensionismo nella storia repubblicana, soprattutto tra i giovani.

Infatti, con un’affluenza al 63,9% (dunque inferiore di nove punti percentuali rispetto al 2018, in cui aveva votato il 72,9%), hanno votato circa 29,4 milioni di persone su oltre 46 milioni. Dati, in tal senso, abbastanza eloquenti, che poi scendono vertiginosamente nelle regioni del Sud. 

Ma cosa è andato storto? La risposta a questa domanda, non è di certo univoca.

Questa bassa affluenza a livello nazionale, è dettata da un’insieme di fattori. 

Elezioni politiche
Quando il voto non è più un diritto

Innanzitutto, alla base vi è un sistema incoerente, che contempla il voto come un diritto e un dovere civico, ma al contempo continua a negare le condizioni necessarie per permettere a 5 milioni di fuori sede di esercitare un proprio diritto. In questa circostanza, il voto diviene dunque un privilegio civico.

Non si può parlare di astensionismo democratico infatti, laddove il non presentarsi, non é una forma di protesta, bensì un’impossibilità di spostamento. 

Solo quando a tutti sarà attribuita la medesima possibilità di votare, allora potrebbe essere considerata una scelta volontaria.

Pare che però, la maggioranza dei partiti eletti nel nuovo parlamento, questa volta si sia detta a favore di introdurre questa possibilità. Adesso non resta che sperare che queste non fossero esclusivamente risposte di comodo, bensì intenzioni concrete per permettere a tutti gli studenti e lavoratori fuori sede di partecipare al voto. L’unico contribuito per far sì che si approvi una legge che vada in questa direzione, è quello di tentare di mantenere acceso un faro di attenzione mediatica sulla questione. 

A tal proposito, chi in questa ormai passata occasione era in possesso della possibilità di votare, avrebbe dovuto farlo anche per chi, per qualunque impedimento, si ritrovava impossibilitato ad esercitare un proprio diritto. 

Ma i dati parlano chiaro: la situazione è sconfortante

Astensionismo- elezioni politiche 2022
A trionfare è stato l’astensionismo

Così purtroppo non è stato. Restano infatti comunque alti i numeri di astensionismo volontario. 

Una lampante e diffusissima sfiducia, o rassegnazione, nei confronti di chi amministra la cosa pubblica che di certo lascia uno spazio ristretto a margini d’azione e stimoli. 

Non di rado al giorno d’oggi infatti, accade che i cittadini, forti delle ultime e recenti esperienze maturate, e soprattutto non poco indignati, rinuncino alle proprie prerogative elettorali. 

O che magari, ritengano che far ricadere la propria scelta sul “meno peggio”, non contribuisca affatto a creare un governo di migliori.

Tuttavia, senza cadere nella dicotomia su se sia giusto o sbagliato non votare, né tantomeno nell’abisso dell’ingenua illusione secondo la quale è possibile risolvere tutto con una mossa, l’atteggiamento remissivo di chi, per i più disparati motivi, preferisce restare in disparte e non cogliere i limitati strumenti con cui ogni cittadino può esercitare i propri diritti, contribuisce esclusivamente a mantenere uno status quo – del quale, magari, si è anche profondamente insoddisfatti – , oltre che a mettere a rischio diritti già acquisiti.

Esimersi, si configura dunque come un vero e proprio schiaffo alla democrazia e a chi ha lottato per ottenere questo tipo di diritto.

L’astensionismo al voto, ha infatti anche in questa occasione, lasciato la scelta ad altri.

Si tratta di un  meccanismo che di certo fa comodo ai partiti, un supporto al monitoraggio delle “preferenze” del popolo.  

Significa privarsi dell’unica occasione che viene data per offrire il proprio contributo ed impattare la vita democratica del Paese in cui viviamo. Una scelta controproducente sia per il proprio benessere, che per quello degli altri.