“Non me la nominare!”. La regia cambia subito inquadratura. Tragedia sfiorata

A quanto pare quest’anno è vietato annoiarsi durante il GF Vip. Nei primi giorni della nuova edizione del programma condotto da Alfonso Signorini è successo praticamente di tutto!

A conferma di ciò, sia sufficiente ricordare la tragedia sfiorata in diretta, quando lo scambio di battute tra Patrizia Rossetti e Pamela Prati ha fatto saltare fuori un nome… innominabile.

A quel punto è successo di tutto, con la regia che ha scelto di cambiare subito inquadratura staccando da quanto le due donne stavano per dire.

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La carne al fuoco del GF Vip quest’anno sembra essere piuttosto ricca…

Ma chi è il nome che Rossetti e Prati non avrebbero dovuto pronunciare? E perché la regia ha agito in maniera così repentina distogliendo l’attenzione degli spettatori altrove?

Una gaffe sfiorata o… compiuta?

L’episodio di cui parliamo non è certo passato inosservato, alimentando il gossip sul web e, probabilmente, aprendo anche una parentesi di nuova polemica con la terza interessata.

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Tra Rossetti e Prati meglio non nominare… la D’Urso!

Durante uno scambio di battute, infatti, Patrizia Rossetti stava discutendo con Pamela Prati di come si comportasse con chi le stava simpatica e antipatica, in generale, nella vita. Quindi, ha fatto un esempio appartenente alla seconda categoria: Barbara d’Urso.

A quel punto la Prati si è agitata e, alzando le mani, ha chiesto che non le venisse nemmeno nominata, per poi girarsi dall’altra parte.

La regia ha quindi deciso di staccare immediatamente e passare ad altro, privando così gli spettatori del desiderio di saperne di più.

Ad ogni modo, non occorre essere dei grandi esperti per capire che cosa c’è dietro. Tra Barbara d’Urso e Pamela Prati pare non corra buon sangue dalla nota vicenda che aveva legato la Prati a Mark Caltagirone. Tra le due donne sarebbero anche volate delle carte legali, mai confermate.

Tuttavia, considerato il secco rifiuto della Prati a voler parlare di Barbara d’Urso, a questo punto è lecito immaginare che qualche causa in corso possa effettivamente esserci. Di qui, il riserbo e il desiderio di non citare la possibile controparte giudiziaria.