Buone notizie per la lotta all’Alzheimer

Il morbo di Alzheimer può essere diagnosticato con anni di anticipo, una nuova ricerca dà grandi speranze.

L'Alzheimer può essere scoperto con anni di anticipo
Grazie a un nuovo studio l’Alzheimer può essere scoperto con anni di anticipo. Foto: Ansa.it

Il morbo di Alzheimer è una malattia degenerativa del cervello che porta alla perdita di memoria e al declino cognitivo.

È la forma più comune di demenza, che rappresenta il 60-80% di tutti i casi. La malattia è caratterizzata dall’accumulo di proteine anormali nel cervello, che danneggiano le cellule nervose e portano alla morte cellulare.

I sintomi in genere si sviluppano lentamente e peggiorano nel tempo, portando infine alla morte. Non esiste una cura per il morbo di Alzheimer, ma sono disponibili trattamenti per aiutare a gestire i sintomi e rallentare la progressione della malattia.

Tuttavia, ora una recente ricerca della Macquarie University di Sydney e dell’ente scientifico nazionale CSIRO, che ha individuato una relazione tra un biomarcatore del sangue e il rischio di decadimento cognitivo diversi anni dopo.

Da una nuova ricerca arriva una speranza per prevenire il morbo di Alzheimer.

Il morbo di Alzheimer può essere diagnosticato con anni di anticipo
Nuova ricerca sull’Alzheimer della Macquarie University di Sydney e dell’ente scientifico nazionale CSIRO. Foto: Ansa.it

David Lovejoy della Macquarie Medical School responsabile della ricerca scrive sul sito dell’università stessa: «Chi ha livelli accresciuti del biomarker 2-HAA ha una probabilità 35 volte maggiore di progredire verso l’Alzheimer rispetto a chi ha livelli normali».

Questo significa che questa scoperta può aprire sia la strada a uno screening sistematico e una diagnosi tempestiva, sia allo sviluppo di una semplice analisi del sangue invece di costose e complicate diagnosi che richiedono molti anni, dando così il tempo ai pazienti per prendere misure e allontanare la malattia.

Alcune delle misure che potrebbero essere adottate in questi casi possono essere ad esempio i cambiamenti di stile di vita, come l’adozione di una dieta mediterranea, oppure almeno mezz’ora di esercizi cardiovascolari al giorno, e la riduzione del consumo di alcool.

Bisogna precisare però che finora non è accertato se i cambiamenti di stile di vita, pur sapendo che riducono l’infiammazione cronica, possano effettivamente e concretamente ridurre il declino cognitivo. Lovejoy aggiunge: «saranno necessarie ulteriori ricerche, ma vi sono interessanti possibilità». Nonostante tutto, si tratta comunque di un passo molto importante nello studio della prevenzione di questa grave malattia degenerativa.